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Disturbi d'ansia e da stress

In generale sui disturbi d'ansia

Quadri psicologici che presentano come sintomo principale una forma di paura scarsamente ragionevole che si gestisce con difficoltà e condiziona l'adattamento nelle relazioni e nella società. 

Sono disturbi molto comuni, circa un quarto della popolazione ne soffre. Entro certi livelli, l’ansia e la paura sono reazioni fisiologiche e psicologiche necessarie a ciascuno di noi in quanto ci consentono di reagire velocemente in situazioni di allarme: attaccare o fuggire! La problematica insorge quando queste reazioni sono legate a situazioni in cui il pericolo è percepito in modo costante, pervasivo o eccessivo piuttosto che in situazioni di pericolo reale. L'essere spaventati da una situazione induce ad evitarla e di conseguenza a confermare che avevamo ragione ad esserne spaventati! 

Come si manifestano e come si agisce

I sintomi psicologici caratteristici dei disturbi d'ansia sono: tensione, preoccupazione, panico, senso di irrealtà, paura di morire, paura di perdere il controllo o di impazzire, difficoltà di concentrazione, rimuginio. 

I sintomi fisici sono: remore, sudorazione, palpitazioni e tachicardia, vertigini, tensione muscolare, nausea, mal di stomaco, torpore, formicolio alle estremità del corpo, tremore delle mani, bocca secca, la perdita di equilibrio, un frequente bisogno di urinare, ipertono o ipotono muscolare.

I trattamenti dimostrati come più efficaci per i disturbi d'ansia sono:

Il trattamento psicoteraputico: lo specialista agisce in primo luogo individuando le problematiche relative ai sintomi propri del paziente ossia quali sono le origini, le modalità di funzionamento e il significato della sua ansia. In secondo luogo si favorisce, attraverso l'uso di strategie specifiche, lo sviluppo di strumenti adeguati per la riduzione e la gestione delle manifestazioni ansiose nei termini della normale reazione psicologica e fisiologica. La psicoterapia cognitivo-comportamentale è stata dimostrata essere l'approccio di prima scelta per i disturbi d'ansia. 

Il trattamento farmacologico: è efficace nel ridurre i sintomi e può essere utilizzato in concomitanza con la psicoterapia. Tuttavia è dimostrato che i sintomi tendono a ripresentarsi quando viene interrotto.

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 DISTURBO DI PANICO

 Il Disturbo di Panico si caratterizza per la presenza di attacchi di panico ricorrenti che possono essere improvvisi e inaspettati (“un fulmine a ciel sereno”) oppure situazionali quando è presente un evento interno (sensazione somatica) o esterno (situazione) che li scatena. Un attacco di panico è definito come un periodo preciso di paura o disagio intensi dove si manifestano almeno 4 dei seguenti sintomi che raggiungono il picco nel giro di 10 minuti:

  • palpitazioni o tachicardia
  • sudorazione
  • tremori
  • sensazione di soffocamento
  • sensazione di asfissia
  • dolore o fastidio al petto
  • nausea o disturbi addominali
  • sensazione di sbandamento, di testa leggera e di svenimento
  • derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (sensazione di distaccamento da se stessi)
  • paura di perdere il controllo o di impazzire
  • paura di morire
  • torpore o formicolio
  • brividi o vampate di calore

 Almeno uno degli attacchi di panico sperimentati, affinché si possa fare diagnosi di disturbo di panico, dev’essere seguito da un mese o più dei seguenti sintomi:

  • preoccupazione persistente di avere altri attacchi di panico
  • preoccupazioni relative alle implicazioni e alle conseguenze dell’attacco di panico (per es. perdere il controllo, impazzire, morire d’infarto, etc…)

La presenza di questi sintomi di panico spesso è associata all’Agorafobia, definita nel DSM-V come:

  • ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni nei quali potrebbe essere difficile o imbarazzante allontanarsi o nei quali non sarebbe possibile ricevere aiuto nel caso di un attacco di panico inaspettato o situazionale. Le situazioni in cui si ha tipicamente questo timore riguardano l’essere fuori casa da soli, l’essere in mezzo alla folla o in coda, l’essere su un ponte e il viaggiare in autobus, treno o automobile.
  • Le situazioni vengono evitate oppure sopportate con intenso disagio o con l’ansia di avere un attacco di panico o sintomi tipo panico. Quando le situazioni non vengono evitate viene richiesta la presenza di un compagno per poterle affrontare.

 DISTURBI ASSOCIATI

Il Disturbo di Panico è molto spesso associato ad altri disturbi:

  •  Disturbo Depressivo Maggiore (tra il 10% e il 65%). Mentre per 1/3 dei casi il Disturbo Depressivo precede il Disturbo di Panico, nei 2/3 dei casi si manifesta conseguentemente al Disturbo di Panico, in seguito alle limitazioni e ai costi in termini di riduzione del benessere e della qualità di vita che quest’ultimo comporta. A causa dei pensieri ansiogeni la persona svilupperà delle strategie di evitamento degli stimolli e delle situazioni temute che andranno ad aggravare il DAP e l'eventuale depressione in un circolo vizioso che alimenta i sintomi. Generalmente nel caso il cui la depressione sia secondaria al DAP e non sia eccessivamente invalidante, l’intervento deve rivolgersi al Disturbo di Panico, poiché la riduzione degli evitamenti porterà ad una riduzione dei sintomi depressivi. Se i sintomi sono intensi oppure se la depressione è antecedente, la terapia sarà orientata al Disturbo Depressivo prima e al panico poi.
  • Il DAP può essere associato al Disturbo Correlato a Sostanze in particolare ad alcool o a farmaci come tentativo di automedicazione che però potrebbero portare all’instaurarsi di una dipendenza.
  • Altri disturbi correlati sono la Fobia Sociale, in quanto molto spesso chi soffre di attacchi di panico ha la paura che gli altri possano deriderlo o giudicarlo durante un attacco di panico, il Disturbo d’Ansia Generalizzato, la Fobia Specifica e il Disturbo Ossessivo-Compulsivo. Il Disturbo d’Ansia da Separazione nell’infanzia sembra rappresentare un fattore di vulnerabilità al panico, anche se non è ancora ben chiaro quale sia il suo peso. Infine molto comune è la comorbilità con l’Ipocondria (o chiamata anche Ansia per la salute).

 DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Il DAP è da distinguere da altri disturbi che potrebbero essere erroneamente scambiati per il disturbo da panico.

  • Disturbo d’Ansia Indotto da Sostanze dove i sintomi ansiosi sono connessi all’uso di sostanze stimolanti il sistema nervoso centrale (per es. cocaina, amfetamine, caffeina, cannabis etc…). Si può parlare di Disturbo di Panico solo nel caso in cui i sintomi continuano a manifestarsi anche al di fuori dell’uso di sostanze.
  • Fobia Sociale i sintomi ansiosi sono provocati dalle situazioni sociali, situazioni in cui il soggetto ha il timore di poter essere criticato o giudicato male dagli altri.
  • Fobia Specifica i sintomi ansiosi sono scatenati dall’esposizione con una situazione o un oggetto specifico, mentre nel disturbo di panico tendono ad essere evitate situazioni multiple.
  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo l’ansia è provocata dall’esposizione con un oggetto che scatena i pensieri ossessivi (ad esempio venire a contatto con lo sporco nel caso in cui il timore del soggetto sia quello di poter essere contaminato).

 MANIFESTAZIONE DEL DISTURBO

I primi attacchi di panico sono sempre inaspettati; questo porta la persona che li sperimenta ad iniziare a “controllare” la situazione e a monitorare i sintomi somatici che avverte durante un attacco (aumento del battito cardiaco, vertigini, respiro affannoso, etc…). Questo controllo dei propri sintomi somatici porta la persona ad interpretare i sintomi come segnali di pericolo e come predittori di un imminente attacco di panico. Insieme al controllo dei sintomi somatici il soggetto inizia ad attuare un controllo ed un evitamento anche degli eventi esterni, ossia sulle situazioni in cui si trova, iniziando ad evitare tutte quelle circostanze in cui, nel caso di un attacco di panico, sarebbe difficile chiedere aiuto a qualcuno oppure raggiungere un ospedale.

In questo modo avviene un’associazione tra attacco di panico e situazione anche se realmente la persona non si è mai sentita male in quella circostanza.

Gli evitamenti più comuni riguardano il prendere aerei, metro, autobus, treno, macchina o comunque nella moderazione del loro utilizzo; sono evitate strade molto trafficate e autostrade, ascensori, centri commerciali, luoghi troppo grandi o affollati, stanze chiuse: in una parola tutte le situazioni da cui la persona non riuscirebbe agevolmente a trovare la via di fuga nel caso in cui si sentisse male. A volte il soggetto non evita la situazione ma mette in atto dei comportamenti di protezione allo scopo di evitare di sperimentare un attacco di panico, come portare sempre con sé l’ansiolitico anche se poi non lo utilizza, non allontanarsi troppo dai luoghi che conosce, farsi accompagnare da persone di cui si fida, fare una “mappa” mentale con cui tenere sotto controllo le uscite di sicurezza, distrarsi dalle sensazioni avvertite leggendo o cercando di concentrarsi su altri pensieri.


 LE CONSEGUENZE DEL DISTURBO DI PANICO

Dal punto di vista lavorativo si possono avere ripercussioni più o meno gravi come difficoltà nel raggiungimento del lavoro che può portare alla rinuncia ad un lavoro. Per quanto riguarda le conseguenze sulla vita familiare si possono avere conflitti interpersonali causati dalle frequenti richieste di essere accompagnati. L’area della socialità è fortemente intaccata dalla difficoltà a frequentare luoghi pubblici (cinema, discoteche, centri commerciali, parchi). L’aspetto più invalidante del disturbo è la progressiva ed inarrestabile perdita di autonomia che potrebbe portare allo sviluppo di vissuti depressivi e all’uso di sostanze stupefacenti (ai quali la persona può ricorrere nel tentativo di gestire il disturbo).


 IL TRATTAMENTO DEL DISTURBO DI PANICO

Il Disturbo di Panico può essere trattato attraverso psicoterapia cognitivo-comportamentale o tramite la combinazione di farmaco e psicoterapia. La psicoterapia per il disturbo di panico può essere individuale o di gruppo con una cadenza settimanale.

Alcune delle fasi del trattamento prevedono:

 Assessment: durante questa fase lo psicoterapeuta raccoglie informazioni utili per la valutazione della problematica e l’inquadramento del caso. Per fare questo può utilizzare diversi strumenti (test sintomatologici e homework). La fase di assessment si conclude con una  restituzione in cui il terapeuta illustra la problematica presentata e il “circolo vizioso del panico” con lo scopo di condividere e normalizzare il disturbo.

 Psicoeducazionevengono fornite informazioni sul disturbo di panico, sintomi, evitamenti e comportamenti protettivi. Viene fatta una distinzione tra  ansia normale e ansia patologica e illustrata la curva dell’ansia (andamento dell’ansia) e come l’evitamento potenzia l’ansia anticipatoria.

 Tecniche motivazionali: dato che la terapia cognitivo-comportamentale prevede l’esposizione e dunque il fronteggiamento delle situazioni ansiose in maniera graduale è chiaro che la persona non motivata potrebbe avere paura di iniziare un percorso di esposizione. Le tecniche motivazionali permettono una comparazione e valutazione dei costi e dei benefici dell’affrontare la situazione temuta.

 Tecniche di respirazione e rilassamento muscolare progressivo: durante questa fase il paziente viene avviato all’utilizzo di una respirazione corretta (per prevenire gli attacchi di panico) e alla focalizzazione sulle zone di tensione del corpo per procedere ad un loro rilassamento.

 Mindfulness: la mindfulness è una pratica che viene utilizzata trasversalmente in diversi disturbi con obiettivi terapeutici differenti. Nel Disturbo di Panico la catastrofizzazione delle conseguenze temute (“potrei impazzire!”), nonché l’attenzione selettiva verso i sintomi somatici (sensazione di sbandamento, svenimento e testa leggera), porta all’instaurarsi di un circolo vizioso, nel quale i bias cognitivi, come l’affect as information (“se ho queste sensazioni e provo queste emozioni vuol dire che sto per impazzire!”) portano ad un potenziamento estremo dell’ansia. Il ruolo della mindfulness nei disturbi d’ansia è quello di far prendere alla persona consapevolezza dei propri stati interni e di acquisire un nuovo modo di rapportarsi a questi stati mentali attraverso una presa di distanza da essi. Questo favorisce, in congiunzione alle altre tecniche, una decatastrofizzazione e una ristrutturazione cognitiva delle false credenze.

 Gerarchia delle situazioni temute: durante questa fase vengono elencate tutte le situazioni evitate dalla persona perché possono indurre un attacco di panico. Ad ogni situazione viene assegnato un punteggio di ansia.

 Esposizione agli stimoli ansiogeni: durante questa fase è richiesta la collaborazione attiva del paziente che dovrà affrontare le situazioni temute, sia gli eventi esterni sia quelli interni (sintomi somatici) che attivano la risposta ansiosa, in maniera graduale e partendo dalle situazioni meno ansiogene.

 Ristrutturazione cognitiva e problem solving: a partire dalle esperienze di esposizione si procede con l’elaborazione dei pensieri erronei associati con l’attacco di panico (“potrei morire”, “potrei impazzire”); discussione in seduta di eventuali problemi nell’esposizione e valutazione delle strategie di risoluzione.

 Prevenzione delle ricadute: aiutare il paziente ad essere in grado di gestire eventuali ricadute che possono manifestarsi dopo l’interruzione della psicoterapia. Questo necessita di un intervento più specifico che si focalizzi sulle strutture di personalità.

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DISTURBO DA ANSIA DI MALATTIA

La caratteristica essenziale dell’Ipocondria o anche detta "Ansia di malattia" è lpreoccupazione legata alla paura o alla convinzione di avere una malattia grave, basata sulla erronea interpretazione di sintomi somatici da parte del soggetto.

Questa preoccupazione, per diventare diagnosi di Ipocondria, deve persistere malgrado le valutazioni mediche opportune. La durata della preoccupazione dev’essere di almeno 6 mesi e non dev’essere di intensità tale da poter essere imputata ad una credenza delirante (ad esempio nel Disturbo Delirante, Tipo Somatico). La persona può infatti riconoscere che i propri timori sono esagerati, ma nonostante questo non riesce ad evitare di preoccuparsi. La paura non è circoscritta a una preoccupazione sull’aspetto fisico (come nel Disturbo di Dismorfismo Corporeo). Inoltre la preoccupazione non è attribuibile al Disturbo d’Ansia GeneralizzatoDisturbo Ossessivo-CompulsivoDisturbo di PanicoEpisodio Depressivo MaggioreAnsia di Separazione, o un altro Disturbo Somatoforme.


DISTURBI ASSOCIATI

I disturbi che più frequentemente si manifestano insieme all’Ipocondria sono il Disturbo Depressivo MaggioreDisturbo di PanicoDisturbo d’Ansia GeneralizzatoFobie Specifiche e Disturbo Ossessivo-Compulsivo.


DIAGNOSI DIFFERENZIALE

L’Ipocondria dev’essere distinta da altri quadri patologici:

  • Disturbo di Panico può essere caratterizzato da ansia o preoccupazione per il fatto che gli Attacchi di panico riflettano la presenza di ua grave malattia medica come, per esempio, una malattia cardiaca. Anche se gli individui con Disturbo di Panico possono avere ansia per la propria salute, la loro ansia è tipicamente molto acuta ed episodica. Al contrario, nel Disturbo da ansia di malattia, l'ansia e i timori riguardanti la salute sono più duraturi e persistenti.
  • Disturbo da sintomi somatici caratterizzato dalla presenza di sintomi somatici significativi. Al contrario, gli individui con Disturbo d'ansia da malattia hanno sintomi somatici minimi e sono preoccupati principalmente dall'idea di avere una grave malattia.
  • Fobia specifica di contrarre una malattia: caratterizzata dalla paura di poter contrarre una malattiapiuttosto che dalla paura di avere già una malattia come nel disturbo da ansia di malattia.
  • Disturbo d'ansia generalizzata: è caratterizzato da ansia e preoccupazione che riguardano numerosi eventi, situazioni o attività, uno solo dei quali può riguardare la salute.
  • Disturbo ossessivo compulsivo: può essere caratterizzato da pensieri intrusivi incentrati sul timore di contrarre una malattia in futuro, e di solito sono presenti ossessioni e compulsioni associate che implicano altre preoccupazioni, oltre ai timori di contrarre una malattia. I pensieri intrusivi degli individui con disturbo da ansia di malattia iguardano la preoccupazione di avere una malattia.
  • Disturbo di dismorfismo corporeo: caratterizzato da preoccupazioni che si limitano all'aspetto fisico dell'individuo, che viene considerato difettoso o imperfetto.
  • Disturbo depressivo maggiore: può essere caratterizzato da rimuginazioni che riguardano la salute e da eccessiva preoccupazione per la salute, insieme con i sintomi caratteristici di un Episodio depressivo (per es. umore depresso, diminuzione di interesse e piacere, apatia, abulia..). Non si pone una diagnosi distinta di Disturbo da ansia di malattia se queste preoccupazioni si verificano soltanto durante gi Episodi depressivi. Tuttavia, se le eccessive preoccupazioni di avere una malattia persistono dopo la remissione dell'Episodio depressivo, andrebbe presa in considerazione la diagnosi di Disturbo da ansia di malattia.

INSORGENZA E MANIFESTAZIONE DEL DISTURBO

L’Ipocondria è spiegabile come erronea interpretazione di sintomi somatici che vengono considerati come indici di gravi patologie. La persona ipocondriaca sperimenta ed interpreta un qualsiasi cambiamento corporeo come segnale di una malattia che in futuro porterà a gravissime ed irrimediabili conseguenze fino alla morte: anche un leggero bruciore allo stomaco diventa per l’ipocondriaco segno di un tumore allo stomaco.

L’insorgenza della sintomatologia ipocondriaca può coincidere con un evento critico (che può verificarsi in fasi precoci della vita oppure in fasi più avanzate) oppure verificarsi successivamente.

Possibili eventi critici che possono predisporre il soggetto ad una vulnerabilità ci sono:

  • esperienze precoci di malattia (vissute in prima persona o di persone vicine);
  • di gestione medica insoddisfacente;
  • presenza di credenze errate sui sintomi fisici.

Tali eventi portano alla formazione di credenze disfunzionali rigide e/o negative riguardo alla salute. In questo modo appena si verifica un evento critico precipitante (ossia la presenza di sintomi fisici che suggeriscono la presenza di malattia) tali schemi di pensiero disfunzionali si attivano, dando luogo a pensieri automatici negativi che possono comprendere anche immagini vivide e terrifiche rispetto alla propria salute come immagini di parti del corpo non funzionanti o funzionanti in maniera non corretta (immagini di cuore palpitante, di polmoni che non si riempiono completamente di aria, di emorragie cerebrali o del cancro che distrugge il corpo). Come conseguenza si attivano emozioni negative quali ansia, depressione e rabbia e alcuni meccanismi cognitivi e comportamentali che vengono messi in atto come tentativo di controllo del proprio stato di salute ma che hanno invece l’effetto paradossale di aumentare l’arousal, le sensazioni fisiche che hanno generato la preoccupazione e un’alterazione del ritmo sonno-veglia.

Tali meccanismi vengono chiamati fattori di mantenimento in quanto mantengono la persona "chiusa" in circoli viziosi negativi. 

Tra i meccanismi di mantenimento cognitivi troviamo l’attenzione selettiva, attraverso cui il soggetto concentra selettivamente la sua attenzione sul proprio corpo e sulle sensazioni somatiche. In questo modo ogni variazione somatica, che prima non veniva notata e che fa parte di una normale attività fisiologica del corpo, verrà percepita come segno della presenza di una malattia fisica. A seconda del tipo di timore il soggetto sarà portato a prestare attenzione a diversi aspetti.

Un altro meccanismo cognitivo è la rimuginazione sul proprio stato di salute. Questo pensiero futuristico e negativo, viene attuato con l’intento di individuare precocemente segni di malattia. Queste continue rimuginazioni possono contribuire a rafforzare l’attenzione prestata al proprio corpo e influire sui sintomi, soprattutto sui disturbi del sonno.

Un ultimo fattore cognitivo è rappresentato dalle disfunzioni nel ragionamento ossia: svalutazione dell’importanza delle spiegazioni alternative dei sintomi, astrazione selettiva di informazioni sui sintomi per cui dettagli minori della conversazione assumono rilevanza per il soggetto e drammatizzazione,ossia attribuzione esagerata di importanza al significato di segni e sintomi.

Tra i fattori comportamentali che mantengono il disturbo troviamo l’evitamento di alcune situazioni che possono esporre il soggetto ai sintomi temuti. Un secondo fattore di mantenimento è rappresentato dai continui controlli del corpo (es. palpazione dell’addome, la verifica della presenza di noduli al seno, osservazione di cambiamenti fisici...) che potrebbero realmente portare allo sviluppo di dolori, arrossamenti e fastidi. Tale disagio risultante viene interpretato come ulteriore prova della presenza di una malattia fisica. I comportamenti di prevenzione (come il prendere preventivamente un farmaco, riposo protratto nel tempo, l’adozione di particolare posture oppure l’attenzione alla deglutizione) possono portare a rafforzare la credenza di essere malati.

Un ultimo comportamento che si riscontra frequentemente nel paziente ipocondriaco è la ricerca di rassicurazione (ricerca di informazioni da familiari o conoscenti, continue visite mediche, ricerche su Internet o su libri di medicina nel tentativo di escludere la grave malattia). Il fatto di cercare informazioni presso fonti poco attendibili oppure il fatto di giudicare superficiale l’attenzione del medico nei propri confronti sono fattori che possono portare il soggetto a sottoporsi ad ulteriori valutazioni poiché non gli permettono di escludere la presenza della malattia, rafforzando la sua credenza.


IL TRATTAMENTO DELL’IPOCONDRIA

Dato che la persona che soffre di Ipocondria ha lo scopo difensivo di evitare di essere debole e malato e quindi l’obiettivo irragionevole di essere sempre forte e sano (e questo spiega il perché per lui sia così difficile accettare il rischio di potersi ammalare) è importante lavorare a vari livelli.

Tra i primi obiettivi risulta importante ridurre l’ansia correlata attraverso una riduzione dei fattori di protezione utilizzati. Poi bisogna effettuare un lavoro di ristrutturazione delle credenze disfunzionali che mantengono il disturbo per arrivare a comprendere che il rischio temuto è irrealisticamente sopravvalutato.

Dopo aver concluso la fase di assessment, è importante la psicoeducazione sul disturbo e le tecniche motivazionali per spronare il paziente ad effettuare gli esercizi comportamentali che gli verranno chiesti per decatastrofizzare i pensieri.

Si passerà poi all’esposizione ai sintomi che lo preoccupano senza mettere in atto strategie cognitive e comportamentali di controllo e rassicurazione. L’esposizione viene utilizzata nell’Ipocondria per far accettare al paziente il rischio di malattia una volta stabilito quanto sia in realtà difficile potersi sottrarre al 100% al rischio di sviluppo di una patologia nonostante i continui controlli. Tale tecnica si concretizza attraverso l’esposizione del paziente alle situazioni (sia somatiche che ambientali) che scatenano la preoccupazione oppure in immaginazione attivando dubbi riguardo al suo stato di salute.

Dopo l’esposizione si procede con la ristrutturazione cognitiva delle credenze erronee rispetto allo stato di salute attraverso una riattribuzione della stima della probabilità: la piramide rovesciata e il grafico a torta vengono utilizzate dal terapeuta per guidare il paziente verso una stima più verosimile della probabilità di contrarre una determinata malattia, che nel paziente solitamente è del 100%. Attraverso questa procedura il paziente riduce di gran lunga la probabilità percepita di poter avere o sviluppare una grave malattia.

Il trattamento del rimuginio, nel disturbo da ansia di malattia è lo stesso che viene utilizzato nel disturbo d'Ansia Generalizzato ossia "La terapia Metacognitiva di Adrian Wells".  

Un aspetto importante della terapia è l'intervento sugli aspetti della personalità che sostengono il sintomo.

Disturbi da stress e traumatici

Disturbi da stress e traumatici - INforma-MEnte

 Una persona che vive un'esperienza minacciosa che supera in intensità le sue capacità di risposta, potrebbe sviluppare un Trauma Psicologico. Quello che succede è che la "vittima" del trauma fatica, mediante le sue abituali capacità di risposta alle situazioni, a gestire una minaccia e, di conseguenza, vive un senso di impotenza, di vulnerabilità, di colpa o di inadeguatezza.
 
Esistono molteplici situazioni ed eventi che possono portare allo sviluppo di un Trauma Psicologico. Si può trattare di traumi con la "T" che si strutturano  a seguito di un evento a "forte impatto", sono avvenimenti che minacciano e mettono in pericolo di vita reale la persona, da un punto di vista fisico (come ad esempio un incidente automobilistico, un infarto, una violenza fisica, un abuso, la diagnosi di una malattia mortale), ma riguardano anche quegli eventi in cui la persona ha assistito ad una minaccia di morte di qualcun'altro (ad esempio il lutto di una persona cara, un incidente..). Esistono poi i traumi con la "t" ovvero la persona può attribuire un significato soggettivo di minaccia ad un evento ed in questo caso il trauma riguarda maggiormente ferite a livello psicologico, definite anche "Traumi dell'attaccamento" e "Traumi relazionali" (come ad esempio un licenziamento, un attacco di panico, una bocciatura, un tradimento, genitori critici o aggressivi verbalmente, relazioni infantili dolorose, episodi di bullismo, mobbing sul lavoro). I traumi con la "t" spesso sono originati da eventi disturbanti relativi alla sfera delle relazioni interpersonali. Possono essere determinati da un singolo evento (ad esempio: una maestra biasima pubblicamente uno scolaro e questi si sente completamente sbagliato) o, come spesso avviene, da una molteplicità di eventi simili che si sono ripetuti nel tempo (ad esempio: per anni un genitore non rivolge mai la parola al proprio figlio durante i pasti serali e questi gradualmente si convince di essere una “nullità”).

In tutti i casi l'esito finale di un trauma psicologico consiste in una memoria traumatica ovvero un Trauma non risolto il quale potrebbe generare emozioni di stress, tristezza e depressione, vissuti di colpa, ma anche crisi di rabbia, ansia e attacchi di panico, problemi relazionali, che sono consapevolmente o inconsapevolmente, collegati all'esperienza traumatica vissuta. 
 

TRATTAMENTO

Sia che si tratti di traumi “T”, sia che si abbia a che fare con traumi “t”, viene consigliata l'elaborazione delle memorie traumatiche tramite la tecnica EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, ossia: Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari). 

Una volta individuati i ricordi traumatici su cui lavorare, la persona viene incoraggiata dal terapeuta a focalizzarsi su di un singolo ricordo traumatico alla volta per elaborarlo. Mentre la persona si focalizza sullo specifico ricordo traumatico, allo stesso tempo lo psicoterapeuta esercita sul paziente una stimolazione bilaterale dell'emisfero destro e dell'emisfero sinistro del cervello.
 
Esistono diversi tipi di stimolazione bilaterale possibili. Il più importante consiste nello psicoterapeuta che, ponendosi di fronte e di fianco al paziente, muove la propria mano mentre il paziente la segue muovendo i propri occhi con movimenti alternati destra-sinistra.

Un’altra modalità molto utilizzata è la stimolazione bilaterale mediante i tamburellamenti effettuati dal terapeuta direttamente sulle mani del paziente (ovviamente il paziente deve essere a proprio agio con il fatto di essere toccato dal terapeuta).

Dopo che il ricordo traumatico è stato elaborato si comporta come un “ricordo normale” ovvero non crea più "disturbo" e l'attivazione fisica ed emotiva associata a quel ricordo torna a dei livelli "normali". Altro aspetto tipico di un ricordo traumatico elaborato è che la persona è in grado di pensarvi senza confondersi e mettendo insieme tutti i pezzi (prima frammentati) in un racconto lineare.

 

PROBLEMATICHE TRATTATE CON L'EMDR

La tecnica dell'EMDR integrata alla psicoterapia Cognitivo Comportamentale, viene utilizzata nei casi di Traumi d'attaccamento" e "Traumi Relazionali", ma anche nella maggior parte delle patologie psicologiche tra cui: Disturbo post traumatico da Stress, Disturbi dell'alimentazione, Disturbi d'ansia, Disturbi da dipendenza e Disturbo borderline di Perosnalità.

 

Per informazioni più dettagliate vedere EMDR ITALIA

 

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DISTURBO D'ANSIA GENERALIZZATA

 Il disturbo d’ansia generalizzata (DAG) è un disturbo d’ansia caratterizzato da uno stato di preoccupazione costante per molte situazioni diverse che risulta eccessivo in intensità durata o frequenza rispetto alla probabilità o alle conseguenze degli eventi temuti.

Le preoccupazioni possono essere accompagnate da: irrequietezza, affaticamento, difficoltà di concentrazione e memoria, irritabilità, difficoltà nel sonno, tensione muscolare o altri disturbi somatici (es: nausea, diarrea, emicrania, sudorazione ecc…).

Il rimuginio è un elemento centrale del disturbo. Rimuginare significa pensare e ripensare continuamente alle cose negative che potrebbero capitare al fine di prevederle o prevenirle. Le persone con Disturbo d’Ansia Generalizzata faticano a controllare il proprio rimuginio. Quando iniziano a pensarci non riescono più a smettere, a concentrarsi su altri compiti o su aspetti piacevoli della vita quotidiana.

Un’altra caratteristica di questo disturbo sono le strategie di controllo del pensiero (es: tentativo di distrarsi e di non pensare) e la ricerca di rassicurazioni. Questi tentativi di controllo spesso sono controproducenti nel lungo termine e non modificano il modo in cui funziona e si mantiene il malessere emotivo del paziente con Disturbo d’Ansia Generalizzato.

I modelli più recenti nell’ambito della psicoterapia cognitiva enfatizzano l’evitamento degli stati affettivi interni nell’insorgenza e nel mantenimento del disturbo d’ansia generalizzato. Il modello metacognitivo (Wells, 1995) presuppone che alcuni processi cognitivi disfunzionali giochino un ruolo chiave in questo disturbo. In particolare, secondo il modello di Wells vi sarebbero delle credenze negative e maladittive (potremmo dire secondarie) riguardanti il rimuginio stesso e definibili come “metarimuginio” o “rimuginare sul proprio rimuginio” (ad esempio “Se non smetto di rimuginare e di preoccuparmi impazzirò”). Queste metacognizioni negative iniziano ad insinuarsi quando il rimuginio diventa inflessibile, rigido e persistente: i pazienti iniziano a preoccuparsi del fatto che sono spesso preoccupati e rimuginanti. Di conseguenza ciò innesca ulteriore ansia generalizzata e rimuginio, esitando in ultima analisi in alcune strategie di regolazione mentale controproducenti quali ad esempio i tentativi di soppressione dei pensieri e di evitamento. L’utilizzo di queste strategie è controproducente poichè rinforza le metacognizioni negative sul rimuginio, preclude la disconferma di esse, diminuendo la percezione di autoefficacia del paziente nel regolare i propri stati interni (Wells, 2005) e aumentando la quota di ansia esperita (Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2016/02/disturbo-ansia-generalizzato-terapia-metacognitiva/) 


 

DIAGNOSI DIFFERENZIALE 

Il DAG, in accordo con i criteri del DSM-V (Manuale Statistico dei disturbi Mentali) va distinto da alcuni disturbi che presentano una sintomatologia similare:

  • Disturbo di Panico: caratterizzato da ansia e preoccupazioni di avere altri attacci di panico
  • Disturbo d'Ansia Sociale: caratterizzato da ansia e preoccupazioni eccessive esclusivamente focalizzate su situazioni sociali.
  • Disturbo da sintomi somatici o Disturbo da ansia di malattia: può essere caratterizzato da ansia e preoccupazione eccessive focalizzate esclusivamente sulla salute, sulla possibilità di ammalarsi o sulla gravità dei sintomi somatici (per es. preoccupazione che un mal di testa indichi un tumore al cervello).
  • Disturbo d'Ansia da separazione: caratterizzato da ansia e preoccupazione eccessive focalizzate esclusivamente su preoccupazioni che riguardano la separazione dalle principali figure di attaccamento.
  • Disturbo da Stress Post Traumatico o Disturbo da Stress Acuto: caratterizzato da ansia che si manifesta in relazione all'esposizione a stimoli interni oppure esterni che rappresentano un aspetto dell'evento traumatico o come parte dell'intenso arousal (=attivazione fisica corporea) e della reattività associati all'essere stati esposti all'evento traumatico.
  • Anoressia Nervosa o Bulimia Nervosa: possono essere caratterizzate da ansia o preoccupazione associate alla paura di acquistare peso.
  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo: è di solito caratterizzato da pensieri ricorrenti che provocano ansia che sono esperiti come intrusivi, indesiderati, inappropriati ed egodistonici, e che sono di solito accompagnati da compulsioni che hanno lo scopo di ridurre l'ansia.
  • Ansia non patologica: caratterizzata da preoccupazioni che sono più controllabili o che non sono gravi abbastanza da causare disagio o compromissione del funzionamento clinicamente significativi
  • Disturbo Depressivo Maggiore: può essere caratterizzato da ansia e preoccupazioni eccessive, ma a differenza del DAG presenta anche una serie di altre emozioni disturbanti eccessive quali tristezza, colpa e rabbia.

 

TRATTAMENTO

In breve, il trattamento del Disturbo d'Ansia generalizzata prevede varie fasi:

1) Valutazione

  Scale e strumenti di valutazione 

  Rilevare eventuali comorbilità ad esempio con il Disturbo Depressivo Maggiore 

2) Psicoeducazione e automonitoraggio

  - che cos’è il DAG

  - Il ciclo dell’ansia

  – Automonitoraggio dei propri pensieri 

  – Diario settimanale dell’ansia

3) Tecniche di Rilassamento

  -  Tensione muscolare utile e dannosa

  -  Imparare a riconoscere la tensione nelle parti del corpo (Rilassamento Muscolare Progressivo, Rilassamento Isometrico, Respirazione Lenta)

4) Trattamento Metacognitivo sul rimuginio (Adrian Wells)

La terapia metacognitiva si focalizza sui fattori che contribuiscono allo sviluppo del disturbo, tra cui le credenze negative riguardo la pericolosità e l’ incontrollabilità del rimuginio, le credenze metacognitive positive riguardo il rimuginio come modalità di coping efficace e alcuni aspetti comportamentali quali i tentativi di evitare il rimuginio e di controllo dei propri pensieri.

5) Prevenzione delle ricadute

Vengono identificati e successivamente modificati i fattori di personalità che hanno portato allo sviluppo del Disturbo